Delbrous.com

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Delbrous.com
Stampa
Ambrogio Fogar, il dramma del Surprise: il 2 aprile 1978, dopo 74 giorni di vane ricerche, Ambrogio Fogar e Mauro Mancini sono avvistati e salvati dalla nave greca Stefanos 
 
 
Sandro Munari e la Fulvia HF 1600:  nel 1979 lasciano  definitivamente le competizioni entrando nella leggenda del rallysmo tricolore

 


Marcello Fiasconaro, l'italiano venuto dal Sudafrica

"L'atletica mi ha dato notorietà e soddisfazioni; ma il rugby è nel mio cuore"

Fiasconaro correva da rugbista, testa incassata in avanti e gran movimento di spalle e di braccia quasi volesse sradicare gli ostacoli. Genio e sregolatezza, capelli lunghi e barba.  Il 27 Giugno 1973 in un'afosa serata milanese stabilisce il record mondiale degli 800, in una gara leggendaria in cui vince da dominatore conducendo in testa dal primo all'ultimo metro battendo il favorito cecoslovacco Jozef Plachy. Il suo risultato di 1'43"7 resisterà a livello mondiale fino al 1976 quando sarà battuto dal cubano Juantorena


Il diciottenne Leonardo David  batte il gigante Stenmark
Slalom Speciale di Oslo  7 febbraio 1979, l'ultimo sorriso di Leo David

Un sottile filo lega due sfortunati campioni dello sci italiano. Fausto Radici a Madonna di Campiglio, dicembre 1976, vince lo slalom che segna l'ultimo grande trionfo della valanga azzurra. Da quel giorno lo sci italiano dello slalom  scompare dal gradino più alto del podio della  Coppa del Mondo fino a quando ad Oslo, febbraio 1979, il diocettenne Leonardo David rompe l'incantesimo. Vince  e batte il gigante svedese Stenmark, l'ultimo sorriso del fuoriclasse di Gressoney.


  Carlos Monzon "El macho"

La sua immagine fece il giro del momdo. Zigomi alti e occhi ridotti a sottili fessure, Monzon aveva una smorfia
che pareva già un segnale di pericolo, un minaccioso avvertimento. E quando saliva sul ring diventava una belva  
Brano tratto dal libro di Giorgio e Paolo Viberti "l'ultimo avversario" seieditrice 2008

Figlio di Roque Monzon, che lavorava come becchino, e di Amalia Ledesma, era stato partorito in una stamberga senza pavimento dove viveva la sua numerosissima famiglia. [...] Da sempre in tutto il mondo, per i poveri e i disperati il ring rappresenta spesso l'unica strada per cercare di affrancarsi dalla miseria. Non a caso i pugili sono figure tristi e misteriose, con le facce segnate, gli occhi malinconici e il ghigno scolpito dalle sventure della vita. Per diventare pugili bisogna essere abituati a patire e saper accettare la sofferenza come compagna. Era il caso di Monzon, che sembrava cresciuto sul ring dove poteva esprimere la rabbia e il rancore per quell'esistenza che gli era offerta così parca e ingrata. Saltellando su quelle gambe magre eppure così nervose e scattanti, Carlos scoprì di avere nei guantoni una potenza e una ferocia fuori dal comune.[...]  La sua immagine fece il giro del mondo. Zigomi alti e occhi ridotti a sottili fessure, Monzon aveva una smorfia che pareva già un segnale di pericolo, un minaccioso avvertimento. E quando saliva sul ring diventava una belva.